Alcune domande che ritornano periodicamente nella storia di tutti e di ciascuno:
Lo show è arte?
L’arte è uno show?
Esiste lo show senza arte?
Esiste l’arte senza show?
Io risponderei con quattro si a queste domande che mi pongo, poi ognuno sceglie cosa guardare e cosa fare. O no?
Se ne può parlare oppure studiare sull’argomento per anni, però alcune cose si possono specificare brevemente.
L’arte è rappresentazione simbolica di qualcosa interiore o esterna ed è forse un bisogno primario dell’uomo, oltre il cibo, dormire, un riparo, etc. Quando diventa spettacolo pubblico, di una certa dimensione, diventa uno show e può essere commercializzato o meno. Serve a raccontare qualcosa, ad emozionare, a far riflettere o anche a intrattenere senza un particolare perché.
Ma esiste anche uno show senza arte, quando manca quella connessione profonda col pubblico, quel nutrimento del sentire e del pensare tra artisti e pubblico. Forse, si può parlare di show senza arte anche quando manca quel ruolo progressista dell’arte, che faccia avanzare la consapevolezza di se stessi, di gruppi sociali particolari e della società tutta ma qui si rischia di diventare bacchettoni e quindi viva la libertà dell’arte e degli artisti.
Poi, bisognerebbe parlare del ruolo della tecnica nell’arte e dello spirito dei tempi nei contenuti artistici, ma anche qui i pericoli di diventare sacerdoti o custodi dell’arte e delle sue funzioni sociali, apre a qualche rischio di eccessivo conservatorismo.
E poi c’è il ruolo del teatro, dei concerti, della tv, delle feste private, del cinema, dei dialoghi con se stesso nell’arte, adesso c’è il ruolo del web e dei social, il ruolo dei soldi, della domanda e della offerta di mercato, del potere, dello Stato di diritto. Insomma, si tratta di temi interessanti e importanti a cui ritornare periodicamente, ciascuno di noi, per capirci qualcosa in più e fare le nostre scelte.