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Scusi lei è un mito? Si, occasionalmente

Ci innamoriamo di un’idea, di un’artista, di un progetto, di un lavoro o di un’opera d’arte perché ne abbiamo bisogno, ci fa sentire vivi, migliori, rianima l’immaginazione, sensazioni e percezioni. Questo per me è un buon punto di partenza per parlare del mito.

Ho letto diversi libri di psicanalisi e mi interessa molto la prospettiva archetipica di James Hillman, un filosofo e psicanalista neo-junghiano di cui ho letto molto ma non ancora La vana fuga dagli dei, anche se l’ho comprato. Ho letto per esempio il Codice dell’Anima e il suo libro sul potere e per come l’ho capita io, questa questione del mito e degli archetipi non appartiene esclusivamente al mondo greco antico oppure alla cultura dello star system internazionale, per parlare di un olimpo più recente.

Il mito è un’esperienza, può essere un modo di sentire il mondo di cui siamo parte. Per quanto mi riguarda, la mitologia classica, le religioni, il sacro, il magico, il carisma e l’autorevolezza sono concetti diversi, che indicano esperienze accomunabili, un bisogno connaturato in ciascuno di noi e che appartiene quindi alla nostra struttura profonda.

Quando sei innamorato la percezione del tuo fidanzato o fidanzata, oppure del tuo cantante preferito, di quel particolare scrittore assume contorni diversi, speciali, la tua percezione diventa animata. E’ così anche per il fenomeno di transfert e contro transfert in analisi, e guarda caso sono considerati entrambi momenti fondamentali del processo psicoanalitico.

La proiezione è qualcosa che allo stesso tempo proviene dalla nostra mente ma riguarda strettamente anche l’altra persona, l’oggetto del nostro amore o odio. Le persone, le cose, i luoghi possono diventare mitici ai nostri occhi. Il mito appare in una relazione, tutto è in azione reciproca con tutto, afferma il sociologo tedesco Georg Simmel e per me vuol dire che anche una storia d’amore non è indipendente dal contesto nella quale accade.

Personaggi storici sono stati mitici per brevi o lunghi periodi, grazie anche a riti pubblici collettivi. La loro storia può diventare pura immagine nella nostra mente, alimentare azioni, pensieri e riflessioni. Chiaramente le cose sono cambiate nel corso della storia con i mass media, giornali, televisione e cinema.

Anche la musica vive ed è bella grazie a processi di mitizzazione, ognuno di noi ha i suoi miti. Ciascuno di noi per anni ha seguito alcuni artisti, che poi in qualche caso hanno perso quel potere di fascino su di noi, sia perché da un certo punto in poi la loro carriera è cambiata, sia perché siamo cambiati noi e il mondo che ci circonda.

Grande fascino e capacità di smuovere tantissime persone hanno avuto alcune star come i Beatles e Marilyn Monroe, oppure i grandi leader politici della storia recente, Martin Luther King e Gandhi per alcuni e Hitler e Mussolini per altri. Questi leader hanno concretamente fatto cose eccezionali, i primi per liberare e i secondi per dominare gli altri. Hanno, in molti casi, ancora il potere di attivare la nostra immaginazione e in qualche caso la nostra azione. Tutto ciò si è reso possibile grazie a un sistema massmediatico e di propaganda, che faceva giungere a noi storie e risvegliare in ciascuno l’esperienza del mito.

l miti diceva Jung sono archetipi, strutture profonde della nostra psiche, della mente, che comunque è parte della nostra struttura fisica, del corpo. Il mondo delle nostre idee e immagini si attiva in noi a volte grazie al fatto che qualcuno o qualcosa le rappresenti fisicamente, altre volte in maniera diversa. Quindi esistono già innate in noi, forse non come strutture immutabili, al di là del fatto che qualcosa o qualcuno attivi quell’effetto in noi.

La mente è mitica e ci può far apparire come tale la natura, il capitalismo, un’azienda, un partito o una persona. Altre volte le nostre passioni si accendono per cose diverse, per una persona povera che resiste alle avversità della vita, per esempio. Alcuni grandi attori sono diventati dei miti perché erano il contrario delle star di quell’epoca, come Anna Magnani per esempio, oppure come Gino Strada, in un altro settore di attività e in anni più recenti.

Ritornando al mondo della musica forse non è più tempo di star irraggiungibili, di interviste esclusive e uffici stampa che mediano tra fan e artisti. Non è più tempo anche perchè tutto questo non ha più lo stesso effetto sul pubblico e perché il web offre nuove possibilità, rendendo molto breve e volatile il processo di mitizzazione voluto dall’industria per vendere. Questo modo di lavorare dell’industria discografica, appartiene a un sistema di produzione di musica e sogni che non emoziona più il pubblico, non più per lunghi periodi almeno.

Certo un grande evento spettacolare ha sempre un certo fascino ma fino a qualche decennio fa costituiva l’unico modo per vedere un artista al lavoro sul palco, adesso sul web puoi seguire l’attività live di chiunque, non è la stessa cosa ma quei video ti avvicinano a quella esperienza, puoi capirla, viverla, valutarla.

Forse con il web, e prima ancora con l’istruzione di massa il mito è tornato a essere libero, ad appartenere esclusivamente al mondo delle immagini che sono dentro ciascuno di noi e non rappresentabili stabilmente con persone e organizzazioni là fuori. L’aura mitica si posa solo temporaneamente su qualche attore o cantante, su qualche politico. Questo dipende dalla maggiore ricchezza di stimoli possibili nelle nostre vite e forse anche dal fatto che sono in molti casi personaggi brutti, inefficaci, stanchi e senza idee.

Il nostro bisogno di mito, di bellezza vaga spesso insoddisfatto ma è anche vero che la nostra percezione del sacro ha la possibilità ora di essere fluida, mobile, libera di cercare intorno e dentro di noi, riportandoci quindi più facilmente a noi stessi, rimettendoci al centro.

Forse è più interessante così, il mito può apparire dove vuole, in tante relazioni e attività, inaspettato e ripetutamente, non ci sono più re e regine inamovibili in ciò che viviamo privatamente o che condividiamo con gli altri. Con questo non voglio dire che tutto è relativo e soggettivo, tutt’altro, ma la cosa più importante è che forse non possiamo più essere oggetti passivi di manipolazioni, divertenti e belle come nel caso del cinema o pericolose quando qualcuno tenta di avere il controllo della nostra vita.

La percezione del sacro, del mitico attiene a ciascuno singolarmente, è una modalità della nostra percezione individuale. Storicamente abbiamo vissuto miti collettivamente, qualche volta quasi unificanti. Tutto sommato l’Italia dei mondiali anni 80 ci ha fatto sognare quasi tutti. Certo, dopo le sbornie a volte ci si ritrova nel grigiore che avevamo momentaneamente lasciato. Il problema non è risolvibile se è la nostra vita privatamente e collettivamente ha qualcosa che non va. Qualsiasi cosa ci entusiasmi e ci faccia star bene può finire e lasciarci, facendoci mancare quell’effetto vivificante su di noi. Qui bisognerebbe parlare di illusioni, evasione e dipendenza psicologica ma ci sono tanti autori come Erich Fromm che ne hanno parlato, mi pare nel libro Fuga dalla Libertà ma anche in Avere o Essere e l’Arte di amare.

Mi sembra che attualmente le idee artistiche o politiche siano molto stanche o prendano quota solo temporaneamente nella nostra mente come qualcosa di speciale, sacro, intenso e prolifico, per poi perdere ancora una volta la loro capacità di affascinarci, di farci sognare, di ispirare le nostre vite quotidiane. Forse pure la recente fluidità del voto democratico indica questa continua ricerca di senso.

Creare miti a tavolino non funziona più per fortuna, e non può essere più il modo di lavorare nel mondo dello spettacolo o di quello della politica. Qualcuno ci prova sperimentando vecchi e nuovi riti, cerimonie, metodi per persuadere e condizionare. La storia della pubblicità, l’andamento dei consumi e del voto ci dice che qualcosa è cambiato.

Forse bisognerebbe fare della propria vita e delle proprie giornate qualcosa che abbia un senso profondo, farle diventare parte di una storia mitica, che merita il nostro rispetto e possa ispirare il nostro percorso futuro. Forse dovremmo essere noi stessi il nostro mito.

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